Irymind Moscow

// Third Week -Third Challenge//

Sul numero di aprile 2010 del mensile scientifico Newton possiamo leggere un articolo, di Daniela Ovadia, intitolato Uno specchio nel cervello. Come è facile intuire l’articolo tratta della scoperta dei neuroni a specchio. Ovadia ripercorre alcuni dei più recennti studi che hanno portato risultati che testiminiano o in alcuni casi sembrano smentire l’esistenza dei neuroni a specchio. Un recentissimo studio, condotto a Pisa da Pietro Pietrini, ha tentato di ripsondere alla domanda cognitiva se i ciechi potessero specchiarsi e come questo potesse avvenire. Pietrini spiega:

" quindi abbiamo osservato dei non vedenti per scoprire se i neuroni a specchio si risveglino anche al semplice ascolto di suoni legati alle azioni: è esattamente così. Il suono dell’acqua versata dalla bottiglia nel bicchiere attiva, nel cieco congenito, esattamente le stesse aree che si attivano se esegue il movimento, in perfetto accordo con la teaoria dei neuroni a specchio". ( cit. Newton, 2010, p.25)

Bibliografia:

Daniela Ovadia, Uno specchio nel cervello; in Newton, ed. aprile 2010, pp. 20-25

// Second week - Second challenge//

First of all I have to define the concept of “artefatto” and what it represent in human life before trying to analize the use that other species make of it.

                Un artefatto è un oggetto progettato o foggiato da una specifica attività umana, che non esisteva prima di quella attività e che non può essere compreso indipendentemente dall’attività umana nella quale viene utilizzato e per la quale è stato, almeno parzialmente, concepito[…]L’uso dell’artefatto trasforma l’attività per la quale è stato progettato, la trasformazione riguarda sia la riorganizzazione delle modalità percettivo motorie di interazione con l’ambiente[…]che le modalitàdi pianificazione dell’azione e delle relazioni sociali[…]Nel modificare le attività un artefatto mette in relazione parti del nostro cervello che non sarebbero altrimenti entrate in risonanza, la loro possibilità di sincronizzarsi e costituirsi come pattern stabili di attivazione neurale dipende criticamente dalla presenza o meno di quel particolare artefatto all’interno di una situata pratica sociale.(Antonio Rizzo, La natura degli artefatti e la loro progettazione, Sistemi Intelligenti, a. XII n. 3 Dicembre 2000, pp 437-45)

A questa definizione possiamo aggiungere alcune considerazioni sulla base degli approcci della situated cognition e della distribuited cognition. Secondo il primo approccio la conoscenza viene a costituirsi nei rapporti tra individuo e ambiente, di cui fanno parte anche gli artefatti cognitivi. Dunque, gli artefatti cognitivi esprimono conoscenza in sè o nell’uso che di essi viene fatto, non solo inglobano conoscenze ma sono anche in grado di comunicarle.

Gli artefatti cognitivi sono stati inclusi nel concetto di ambiente, secondo l’approccio della distributed cognition, insieme alle persone e alle determinanti spaziali e temporali. Perciò, nel prendere in considerazione un artefatto dobbiamo valuatare quanto esso si inserisca in una data cultura e il suo grado di complessità. A livelli di complessità più alti, l’artefatto può manipolare la nostra conoscenza. Nel momento in cui entriamo in contatto con un artefatto si viene a instaurare tra quest’ultimo e la nostra mente. Così l’artefattop apparrà una concretizzazione della nostra mente e la nostra mente verrà modificata dall’artefatto. Da questa interazione mente-artefatto si crea un sistema innovativo, la cd. mente tecnologica.

BIBLIOGRAFIA:

  • Antonio Rizzo, La natura degli artefatti e la loro progettazione, Sistemi Intelligenti, a. XII n. 3 Dicembre 2000, pp 437-452
  • Oronzo Parlangeli, Ecologia della mente. Ambienti sostenibili per contesti comunicativi, sociali e produttivi , CORECOM Regione Toscana, 25 settembre 2004, Firenze, pp 23-24

Humbert L. Dreyfus on Embodiment

Dreyfus’s critique of artificial intelligence (AI) concerns what he considers to be the four primary assumptions of AI research. The first two assumptions he criticizes are what he calls the “biological” and “psychological” assumptions. The biological assumption is that the brain is analogous to computer hardware and the mind is analogous to computer software. The psychological assumption is that the mind works by performing discrete computations (in the form of algorithmic rules) on discrete representations or symbols (http://en.wikipedia.org/wiki/Hubert_Dreyfus).

Department of Brain and Cognitive Sciences at MIT
[Flash 9 is required to listen to audio.]
33 Plays
By far
the finest tumblr
theme ever
created
by a crazy man
in Russia